Rassegna bibliografica sul Sessantotto : Italia, Francia, Germania

Questa Rassegna bibliografica , realizzata da Mario Selvaggio con la
collaborazione di Lucilla Pelagalli, dedicata all'Italia, alla Francia e
alla Germania, è uno specchio fedelissimo dell'interesse che è
seguito agli eventi, e quindi della loro straordinaria importanza. Si
tratta di una sistemazione dei dati fondamentale, dalla quale
certamente nasceranno altri studi. Per la prima volta, abbiamo un
quadro completo della letteratura sul Sessantotto.
Non è assolutamente agevole offrire una soddisfacente chiave di
lettura dell'enorme produzione biblio-emerografica sul Sessantotto.
Si può, intanto, osservare che non esiste soluzione di continuità, nel
corso del quarantennio che ci porta sino ad oggi, nelle attenzioni e
nelle analisi dedicate ad un evento dal quale hanno tratto origine
comportamenti e modelli culturali che hanno toccato diverse
generazioni. Vi sono stati i decennali e, quindi, gli obbligati riti della
commemorazione, della riscrittura e della critica, se non della
condanna. Ma, si può a ragione sostenere che quella che taluno ha
definito, per l'Italia in particolar modo, "l'onda lunga" di un Movimento
ideologico che ha interessato i due Mondi, è stata accompagnata da
un'attività quasi ininterrotta di ricerca, di analisi, di riflessione.
Da quarant'anni, il Maggio francese occupa nell'immaginario collettivo
una posizione singolare. La sua percezione ha conosciuto nel corso
dei decenni metamorfosi considerevoli e, nel contempo, sorprendenti.
Al momento attuale, in cui i dibattiti e le rassegne commemorative si
susseguono a ritmo frenetico, ci è sembrato opportuno soffermarci su
ciò che ha rappresentato il Maggio francese e sul suo forte impatto
emotivo nelle nostre coscienze. Per comprenderne appieno il
messaggio e la valenza, è fondamentale ritornare alle fonti, per
riannodare le fitte trame di quell'intenso e travagliato momento
storico.
Nel mondo di lingua tedesca, il Sessantotto, con tutto quanto fa capo
all'etichetta temporale, è generalmente avvertito come un momento di
rottura, un improvviso precipitare di situazioni che si stavano
maturando o come il momento rivoluzionario da cui sarebbero dovuti
nascere il nuovo mondo e un nuovo modo di sentire. Le diversità di
approccio e di lettura del fenomeno rivelano allo stesso tempo un
conflitto non risolto, un disagio, derivante dal giudizio condiviso sul
terrorismo come figlio degenere del Sessantotto stesso. I modi della
comunicazione sopravvivono tuttavia nella cultura e nella società.