Formae urbis antiquae : le mappe marmoree di Roma tra la repubblica e Settimio Severo

Se è vero che la Forma Urbis marmorea
di età severiana (inizio III sec.) continua
ad essere la «forma» per eccellenza, ciò è
dovuto, soprattutto, alla sua consistenza
fisica (centinaia di frammenti che definiscono
buona parte della topografia urbana)
; ma non è meno vero che frammenti
minori di altre mappe, dall'origine e scopi
diversi (sostanzialmente amministrativi),
siano arrivati fino a noi, apportando
nuovi dati tecnici ed interrogativi non
sempre facilmente risolvibili. Negli ultimi
vent'anni, alcuni di essi sono venuti
alla luce nei più svariati contesti archeologici
urbani, evidenziando quanto questa
prassi cartografica fosse diffusa per
ragioni soprattutto catastali e amministrative.
Una osservazione fondamentale
che scaturisce da questi documenti «minori»
consiste nel fatto che attraverso di
essi si intuisce un sistema cartografico
riconducibile ad Augusto e alla sua opera
di rinnovamento amministrativo della
città. Una analisi comparativa di una certa
ampiezza di queste testimonianze viene
ora tentata in modo esplorativo, ivi
compresi i documenti grafici relativi a
certi servizi come gli acquedotti extraurbani
nella loro funzione di irrigazione
dei fondi rustici.
Come e fino a che punto questi documenti
cartografici di grande impegno e, a
volte, raffinatezza, dipendano da uno studio
su base trigonometrica e, forse, astronomico-proiettiva,
è uno degli aspetti
più affascinanti e meno esplorati che attendono
nuove osservazioni ed approfondimenti.